La nuvola di Oort si estende per una distanza impressionante. Raggiungendo zone che distano Unità Astronomiche (UA) dal Sole. Tale vasto spazio è popolato da residui ghiacciati, comete a lungo periodo e pianeti nani. Rappresenta i confini estremi del sistema solare. Le sonde più veloci, come la Voyager 1, viaggiano a 1,6milioni di chilometri al giorno. Eppure, sarebbero necessari più di 300 anni per raggiungere la parte interna della nuvola di Oort. E addirittura 300.000 anni per uscirne.
La difficoltà nell’osservare direttamente la nuvola di Oort è legata alla sua enorme distanza. Con la sua scarsa luminosità e la velocità degli oggetti al suo interno. Per tale motivo, gli scienziati si affidano principalmente alla traiettoria delle comete per raccogliere dati
sulla sua struttura. Le recenti simulazioni hanno rivelato che la parte interna della nuvola di Oort assume una forma a spirale. Tale modello è stato influenzato dalle forze gravitazionali provenienti dal centro della Via Lattea e da altre stelle vicine. Un fenomeno conosciuto come “marea galattica“.Tali forze, che agiscono per separare i corpi ghiacciati dalla nuvola di Oort, hanno avuto un ruolo fondamentale nel plasmare la struttura a spirale. Gli scienziati hanno spiegato che tale formazione non è solo una caratteristica temporanea. Ma una struttura stabile che persiste da millenni. La scoperta offre una nuova prospettiva. Quest’ultima riguarda le interazioni gravitazionali a livello galattico. E come possano influenzare la formazione e l’evoluzione di strutture così remote nel nostro sistema solare. Per confermare ulteriormente tale teoria, gli esperti stanno cercando di ottenere immagini dirette degli oggetti della nuvola di Oort. Ciò attraverso l’osservazione della loro luce riflessa.