giovedì, Marzo 27, 2025

La sorveglianza digitale negli aeroporti e i diritti degli immigrati

L'aumento della sorveflianza e del monitoraggio elettronico minaccia la libertà e la privacy dei viaggiatori

di Ilenia Violante

sorveglianzaNegli ultimi anni, gli aeroporti negli Stati Uniti sono diventati luoghi sempre più sotto sorveglianza digitale. Le pratiche di monitoraggio della Customs and Border Protection (CBP) vanno ben oltre i controlli tradizionali. Esse includono infatti la perquisizione dei dispositivi elettronici e l’accesso a enormi database. Queste misure sono diventate una vera e propria forma di sorveglianza totale. La quale ha finito per avere un impatto diretto sulla vita di milioni di persone.

L’espressione “panopticon digitale“, coniata dal filosofo Jeremy Bentham, descrive perfettamente questa realtà. Ovvero sta ad indicare un sistema di controllo in cui ogni individuo è consapevole di poter essere monitorato in qualsiasi momento. Ciò conduce così una “conformità implicita”, poiché nessuno sa mai quando o come sarà osservato.

Il ruolo dei dati personali e l’uso degli algoritmi per la sorveglianza digitale

I recenti casi di Fabian Schmidt e Rasha Alawieh hanno messo in evidenza i rischi di questa sorveglianza sempre più invasiva. Schmidt, un residente permanente con una green card, è stato arrestato al ritorno da un viaggio in Europa, nonostante la sua documentazione regolare. La causa del suo fermo è stata una vecchia infrazione archiviata, trovata nei database della CBP. Alawieh, invece, una dottoressa con visto H-1B, è stata trattenuta per 36 ore all’aeroporto di Boston per aver avuto delle foto di leader di Hezbollah nel suo telefono, scaricate automaticamente da chat di WhatsApp. Anche se ha spiegato più volte che si trattava di figure religiose, la CBP ha revocato il suo visto. Fino ad impedirle l’ingresso negli Stati Uniti per cinque anni.

L’uso estremo di algoritmi e database sempre più completi ha trasformato la sorveglianza in uno strumento di controllo più ampio. Non si tratta solo di monitorare i precedenti penali. Ma persino di analizzare i dati provenienti dai social media e altre fonti digitali. La CBP può esaminare i dispositivi elettronici dei viaggiatori senza necessità di un mandato specifico. Se un viaggiatore rifiuta la perquisizione, questo può essere sufficiente per negargli l’ingresso o revocare il visto. Tale sistema crea così un ambiente di paura e conformismo. In cui ogni singolo dettaglio della vita di una persona può essere usato contro di lei. In più, l’accesso a informazioni personali e attività online rende più facile prendere decisioni arbitrarie, mettendo in pericolo le libertà civili.

La sorveglianza elettronica, con l’introduzione di sistemi come HART (Homeland Advanced Recognition Technology), è destinata a crescere ancora di più. Cosa che non farà altro che aumentare i rischi di controllo sociale e discriminazione. Insomma, il controllo sulle vite degli immigrati è ormai una realtà quotidiana, una minaccia significativa per la loro privacy e libertà.

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